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venerd́ 8 agosto 2008
Comune di Grancona

























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La Storia e l'Arte
 
Il nome Grancona secondo la tradizione deriva da “Granza, Granchè”, che significa terreno coltivato oppure dal francese “grange”, che indica le comunità dei monaci benedettini e cistercensi, che operarono la bonifica del territorio.
 
 

Il castellaro
il castellaro - clicca per ingrandireSul castellaro, il colle su cui un tempo era costruito un imponente castello, si innalza da più di un secolo la chiesa neoclassica di Grancona; della cinta muraria sono rimaste però soltanto le fondazioni e qualche breccia.
Il castello ebbe in passato grande importanza: fu eretto nel decimo secolo per contenere una chiesetta e soprattutto per difendere la popolazione dalle invasioni degli Unni.

Durante le lotte medioevali tra guelfi e ghibellini, nel 1209, vi trovarono rifugio i vicentini guelfi, che preparavano il contrattacco a Ezzelino II; questi però assediò la cinta fortificata e, dopo averla espugnata, la distrusse.
Il castello subì gravi danni nel 1227, ad opera di Alberico da Romano, durante le lotte con il vescovo di Vicenza.
Durante il medioevo, dunque, non solo fu luogo di rifugio dalle invasioni e dalle guerre civili, ma fu anche oasi di pace e di riposo in tempi di tranquillità.
I vescovi di Vicenza vi soggiornarono più volte, e dal castello emanarono alcuni decreti, come ad esempio, nel 1266, tre atti di investitura, firmati con la dicitura “in castrum Granconae”.
Il castello fu poi definitivamente distrutto dai Veneziani alla fine della guerra contro la lega di Cambrai, nel 1500.

Nel 1530 fu costruita la chiesa parrocchiale, che prima sorgeva all'interno del castello, presente sul colle forse sin dal IV secolo d.C..
Per la ricostruzione furono usate le rovine del castello, di cui permane ancora oggi l'impronta in alcune parti dell'edificio.
In seguito subì numerosi restauri, fin al 1872, quando con la progettazione della nuova chiesa il colle fu appianato.

La chiesa attuale, di forme neoclassiche, è affiancata da un campanile in pietra, con cella campanaria sorretta da una loggia merlata.

chiesetta di Sant'Antonio Abate - clicca per ingrandireChiesetta di Sant'Antonio Abate
In località Acque di Grancona, area in cui prende il via il fiume Liona, grazie alla confluenza di torrenti e sorgenti, sorge la chiesetta, teatro, nel corso dell'ultima guerra mondiale, di un tragico episodio di sangue: sette giovani partigiani, attirati con l'inganno, furono crudelmente torturati ed uccisi dai fascisti.
Sul posto sorge oggi un monumento che ricorda i tragici fatti e inneggia ai "sette martiri di Grancona".



Chiesetta di San Gaudenzio ( Sant'Apollonia )
Probabilmente risalente al secolo XIII, quando il culto di san Gaudenzio fu importato dalla Germania dai boscaioli, arrivati in questa zona dalle vicine Alpi.
Nei territori della val Liona, un tempo ricchi di boschi, si stabilirono infatti per alcuni tempi anche i Cimbri.
chiesetta di San Gaudenzio - clicca per ingrandireAnche questa chiesetta fu in tempi successivi restaurata.
Nella parte superiore infatti si nota un diverso stile di costruzione, dovuto al rialzamento del tetto per far posto all'altare, risalente al '700, in marmo policromo, proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale di Grancona.
L'interno, molto semplice, presenta una piccola navata che termina nell'abside, sormontata da arcate in pietra.
Sopra l'altare trova posto un quadro che raffigura Sant'Apollonia e una preziosa croce iin ottone e rame dorato e cesellato del XVI secolo.

Chiesetta di San Vincenzo
Al posta della chiesetta, oggi parrocchiale, eretta in località Spiazzo, un tempo era presente un semplice tabernacolo, che conteneva una pittura, denominata "La Vergine addolorata", raffigurante la deposizione dalla croce.
Oggi è stata sostituita da un'altra opera, raffigurante il medesimo soggetto.
L'edificio attuale risale al XVIII secolo, e comprende il campanile con loggiato a bifora, del quale venne mutato l'orientamento intorno al 1956.

Villa Aldighieri e la Giazzara di Sant'Appolonia
Eretta nei primi dell'800, è contornata da rustici, e presenta una vasta aia, in cui anticamente si essiccava il riso.
Nella zona della chiesa di Sant'Apollonia esiste, tutt'oggi ancora ben conservata, una "giazzara", una costruzione in cui si conservava il ghiaccio dall'inverno sino all'estate avanzata.